In completa libertà, al di fuori di ogni vincolo professionale, ho sempre sentito l’esigenza di una libera espressione comunicativa, motivata unicamente dalle mie spinte interiori e non costretta da esigenze commerciali o di glamour che fa tendenza. Da tutto ciò sono nate queste immagini ove ogni tema è diverso dall’altro per stile e contenuti ma dove un filo emotivo conferisce un legame quasi apparentemente inesistente.

Emiliano D’Angelo – critico d’arte –

Artista versatile e sperimentatore incallito, Amici si tiene alla larga con coraggio e instancabile ardore esplorativo dai luoghi comuni che circondano l’arte della fotografia e i suoi totem tematici. Cosa, questa, tanto più sorprendente se si pensa che il soggetto più visitato dal suo obiettivo resta comunque il corpo femminile (arduo, ormai, da rappresentare avendo di mira l’aggiunta di nuovi tasselli all’immaginario di una società sempre più smaliziata e assuefatta alle trasposizioni grafiche dell’umana fisicità).  Il segreto sta, evidentemente, nell’eclettismo programmatico con cui l’autore approccia la sua materia, sia sotto l’aspetto tecnico che sul piano dei  contenuti e delle spinte motivazionali. Non è un caso che tra i suoi modelli di riferimento compaia il nome di Irving Penn, con il quale il nostro  condivide anche un comune apprendistato giovanile nel campo della pittura. Di conseguenza, l’arte di Amici sembra gravitare attorno a  un baricentro espressivo unitario ma fluttuante, cui non è scevro, a tratti, un certo atteggiamento ludico e divertito. Essa si colloca, al contempo, dentro e fuori il sistema della  moda e dell’advertising (di cui pure Amici ha fatto parte per professione), dentro e fuori i tòpoi più ricorrenti del linguaggio erotico e pubblicitario, dentro e fuori la volontà di formulare denunce o portare avanti campagne sociali.  Presente al Museo “Magma” con un ciclo di fotografie di chiara ispirazione pop, lo scopriamo altrove anche capace di arditezze tecnologiche, di abbandoni lirici o riflessioni concettuali tutt’altro che corrive. Questa capacità di spiazzamento, di “tradimento” sistematico, ironico e sottile delle aspettative del fruitore, genera una sorta di elettricità semiotica, di tensione conoscitiva, che spinge inevitabilmente a sfogliare un’immagine dopo l’altra, come  si trattasse di decriptare le rune di un codice nascosto.

A fare da comune denominatore tra  le varie sessioni creative, un’attenzione quasi maniacale per le istanze cromatiche, compositive e strutturali dell’immagine, chiaro indizio della matrice essenzialmente pittorica dell’ ispirazione dell’artista.